La colazione. Senza una colazione seria e soddisfacente la giornata non ingrana. 2 croissant e 1 cappuccino spolverato di zucchero di canna e cacao amaro. Il bar dista 6 chilometri e duecento metri. Al ritorno assaporo il primo sigaro della giornata (toscano ovviamente, la qualità dipende dalla giornata). Accendo il pc sempre con il toscano che spunta dalle labbra. Pc e solo pc. Invidio gli scrittori che prendono appunti su agendine nere e di gran classe. Io ne ho una montagna ma sono intatte. Non capisco la mia scrittura e soprattutto non ricordo il motivo dell’appunto, per cui ho rinunciato da tempo. Nonostante l’età che avanza inesorabile tengo tutto a mente. Il panico da pagina bianca ancora non lo conosco grazie al metodo cubano che adotto fin dal secondo romanzo (avere sempre in testa un piano quinquennale di progetti letterari. Ogni tanto ci pensi, così quando ti siedi davanti alla tastiera hai già le idee chiare).

E per me è fondamentale dato che sono sempre perennemente in ritardo con le consegne. Le scadenze pungolano, stimolano, ti costringono a essere lucido e produttivo. I tempi del mio lavoro sono scanditi dagli orari dell’asilo del mio bimbo. Fare il papà mi piace da matti. La mia vita ormai è divisa tra lavoro e famiglia (e qualche centinaio di amici con cui condivido la passione enogastronomica e con alcuni - pochi purtoppo - quella del toscano).

Un tempo ovviamente dedicavo più tempo alla mia vera grande passione: collezionare libri di fotografia (meglio se in b/n). Prima di andare a dormire ne sfoglio uno preso a caso. La funzione narrativa della fotografia è davvero esaltante. Mi rendo conto di non aver citato il blues ma quello lo infilo ovunque e quindi è una presenza costante e irrinunciabile. Ho citato ma non approfondito la passione enogastronomica. È fatta di vini, distillati e cibi. Sono un seguace della cucina regionale tradizionale e sul bere sono un veronelliano doc. In questo senso maltratto il mio corpo, settore frattaglie varie ( e poi sono ideologicamente contrario ai cibi sani tipo insalatine con i germogli di soia, anche se sono un grande consumatore di tisane). La parte esterna non è niente male e il look non è curato dal sottoscritto. Il viaggio è un momento importante per raccogliere le idee. Adoro le sale d’attesa degli aeroporti e i treni regionali, mi passa davanti un sacco di gente interessante e ho il tempo di leggere un sacco di bei libri.

Delle malattie e della morte ho un certo timore ma la notte dormo come un angioletto. Fino alle ore 07.00 quando una manina mi scuote e una vocina mi ricorda che è l’ora del biberon. Non mi piacerebbe affatto essere invisibile, nemmeno come il Garabombo di Scorza. È già così difficile campare dignitosamente da “visibile”. Secondo il curatore di questa rubrica avrei dovuto scrivere una confessione monologo. In parte ho ignorato alcune domande, dall’altra ho risposto in modo cauto per conservare un certo livello di sincerità. Per come sono fatto sono già andato oltre alla mia naturale riservatezza ma avete mai provato a dire di no a Mauro Smocovich?

 

Massimo Carlotto, 1956. Italia. Nato a Padova è stato al centro di uno dei più controversi casi legali della storia italiana. Nel 1976, ha trovato il corpo di Margherita Magella, brutalmente accoltellata. Ha tentato di salvarla, macchiandosi gli abiti di sangue. La giustizia italiana non ha creduto alla sua versione dei fatti, lo ha incarcerato e processato. Poco prima della fine del processo di appello, il suo avvocato gli ha consigliato di fuggire. Inizia così una lunga latitanza, che lo porta prima a Parigi e poi in Messico. La rete di solidarietà viene rotta da un avvocato messicano che lo tradisce. Carlotto viene arrestato e torturato in Messico prima di essere rimpatriato. Nonostante non sia mai esistito un mandato di cattura internazionale. Dopo ulteriori processi, errori, cambiamenti nella legislazione italiana, viene condannato. Nell’aprile 1993 il Presidente della Repubblica gli ha concesso la Grazia. Finalmente libero, inizia a scrivere. Il suo primo libro, Il fuggiasco, è l’autobiografia, storia lucida e dura della latitanza e della fine della sua vicenda giudiziaria. Inizia poi la serie dell’Alligatore (i titoli: La verità dell'Alligatore (1996), Il mistero di Mangiabarche (1997), Nessuna cortesia all'uscita (1999), Il corriere colombiano (2000), Il maestro di nodi (2002, Premio Scerbanenco), un ex cantante di blues, ex galeotto, ora una sorta di investigatore privato che, come il suo autore, ha sete di verità e giustizia. Questi romanzi hanno avuto un buon successo in Italia e sono stati recentemente tradotti in francese e in tedesco. Carlotto ha anche scritto un libro sui desaparecidos argentini, Le Irregolari. In Arrivederci amore, ciao, (da cui è stato tratto un film e un fumetto) inventa forse uno dei personaggi più cattivi della narrativa italiana. Attualmente vive a Cagliari. (EM dal DizioNoir - DelosBooks 2006)