Nel 1956 ricorreva il quarantesimo anniversario della rivoluzione nazionalista di Chiang Kai Shek. Le autorità britanniche a Hong Kong non erano certo entusiaste, considerata l’ostilità del loro potentissimo vicino, a manifestazioni di giubilo per le strade della colonia. Era però in atto un altro fattore destabilizzante che avrebbe dato fuoco alle polveri. La Triade del 14K e i suoi alleati Chiu Chau avevano stretto sempre più solidi rapporti con il governo di Taipeh che vedeva nel loro appoggio la possibilità di creare un caposaldo sulla Madrepatria una volta che fosse scaduto il contratto dei 99 anni che nel 1997 avrebbe restituito la colonia a Beijing. I Capi della Collina del 14K stavano organizzando un grosso summit tra le varie bande e i rappresentanti del servizio segreto di Taiwan proprio in quell’occasione e avevano bisogno di dare una dimostrazione di forza. Oltre a ciò pensavano di poter acquisire il predominio sulla malavita locale imponendo la loro leadership. A quel punto quando la polizia inglese strappò dalle strade i manifesti che inneggiavano al Generalissimo Chiang, i 14K si fecero interpreti dello sdegno popolare e fomentarono una rivolta. Per le strade scoppiò una vera e propria rivoluzione che costrinse i britannici a reagire con decisione anche per mostrare ai vicini comunisti che sul loro territorio erano i padroni. La rivolta fu ancora più sanguinosa dei moti che, quasi dieci anni dopo, i comunisti stessi scatenarono a Hong Kong contro la guerra nel Vietnam.
Per il 14K fu una sconfitta campale e, soprattutto, l’addio al sogno di riunire tutte le Triadi in un’unica organizzazione criminale. Molti capi della collina furono costretti a fuggire a Taiwan, paese dove non esisteva un trattato di estradizione e i boss della Triade erano virtualmente intoccabili. Da quel momento Taiwan divenne in Oriente l’equivalente della Sicilia, un paese dove grazie a connivenze e corruzioni la malavita poteva gestirei propri affari praticamente indisturbata. Fu costituita una nuova Triade, Lo United Bamboo Syndacate i cui scopi principali erano dar rifugio ai gangster che si schieravano a favore dei nazionalisti e favorire la loro penetrazione economica e criminale in Occidente. A Hong Kong i 14K erano ancora forti anche se non erano gli unici a gestire il potere e, soprattutto, dalla Thailandia il commercio dell’eroina si stava rapidamente espandendo con un giro di affari legato all’inasprirsi del conflitto di liberazione. Agli inizi degli anni 60 era intervenuto un fatto importante nella lotta al traffico di stupefacenti. La Turchia, sino ad allora maggior fornitore di oppio grezzo, morfina ed eroina nella rotta denominata French Connection che passava per Marsiglia e poi s’instradava verso gli USA, avevano deciso di bloccare la coltivazione e le esportazioni di concerto con le autorità americane. Un brutto colpo per la mafia siciliana e italo americana. Ma in Indocina, con la fine del dominio francese la famosa Operazione X che armava le truppe del generale Li del terzo corpo d’armata del KMT contro i comunisti in cambio della possibilità di smerciare droga verso Saigon e Bangkok apriva nuove prospettive. Come ho detto tutta questa epopea prevede l’inserimento di signori della guerra birmani e thailandesi quali Khun Sa ma, in questo periodo è il generale Li a dominare il traffico dall’altipiano dello Shan, la Montagna Splendente.
Alla vicenda fu dedicato qualche anno fa anche un ottimo film di Pon Man Kit, regista forse non molto prolifico, ma estremamente accurato nella ricostruzione delle vicende della mala del suo paese. To Be the Number One riassume con una colorita espressione gergale della mafia di Hong Kong tutta la saga di Limpy Ho, personaggio forse un po’ romanzato e al quale viene attribuito un pentimento finale non troppo credibile, ma che risulta assolutamente realistico. Era passata l’epoca dei gangster con le lunghe palandrane d’inizio secolo. I nuovi Boss s’ispiravano ai Don siciliani, giravano per locali notturni in abiti gessati con catenone d’oro auto di lusso, sigari di Cuba e belle ragazze raccolte a stuoli.
Ma-Sikyu e Ma – Sikchun erano poco più che “cavalli” picchiatori da strada di quegli stessi vicoli dove Ho aveva iniziato vendendo cibo abusivamente. Dapprima si legarono alla Triade del loro paese d’origine Swatow, i Chiu Chaw poi si affiliarono ai 14K senza far mistero della loro simpatia per il governo nazionalista. Vero o falso, l’ardore patriottico li portò presto a salire di categoria, da picchiatori a guardie del corpo nei bordelli e nelle sale da gioco, si recarono più volte a Taiwan dove ebbero incontri con i capi dei servizi segreti locali che diedero loro fondi e fiducia. A Hong Kong Ma Sikyu, il più anziano fondò addirittura un giornale l’Oriental Daily News che divenne il più importante quotidiano stampato in lingua inglese della colonia pro-nazionalista. Attraverso il giornale e i suoi contatti i servizi segreti di Taiwan furono in grado di creare una rete di spie che copriva tutto il sudest asiatico. Nel frattempo il giovane Ma-Sikchun diventava l’idolo dei night a Hong Kong e a Macao, nuova capitale del gioco d’azzardo orientale, conquistandosi il soprannome di Ma "d’Oro". Non si limitava a fare la bella vita, però. Eliminato Ho lo Zoppo il giovane Ma cominciò una fitta serie di viaggi che lo riportarono in contatto con il generale Li in Indocina, con gli Hakkha a Chiang Mai e a Yaowarat, il quartiere cinese di Bangkok e a Cholon presso la comunità Chiu Chau in Vietnam dove ebbe la possibilità di agganciare rapporti con gruppi criminali che inserì nel traffico, in particolare i Saigon Cowboys, una delle bande più violente della città. Grazie al Ma d’Oro furono ripresi sia i contatti con le famiglie mafiose di Santo Trafficante di Miami che di Anthony Turano di una delle potentissime 5 famiglie di New York. Di più, fu riattivata la connessione con i corsi, in particolare con il boss Auguste Richord di Marsiglia e fu persino avviato un nuovo canale che introduceva l’eroina China White negli USA attraverso il Messico. L’unico colpo che non gli riuscì fu quello di stabilire un contatto con la Yakuza giapponese. La trattativa avviata nel 1971, forse in una fase prematura, non andò mai in porto. Non importava, grazie al fratello e all’appoggio dello United Bamboo Syndacate nel 1977 il vecchio Ma si era conquistato il nome di Ma "Polvere Bianca", signore incontrastato della droga a Hong Kong dove ormai, soprattutto nei Nuovi Territori e sulle isolette circostanti erano impiantati laboratori chimici clandestini dove si poteva raffinare la China White allo stadio 4. Ma se alla CIA e a Taiwan tutto ciò poteva anche andar bene con il termine del conflitto vietnamita l’Occidente si trovava a dover fronteggiare un problema gravissimo di circolazione dell’eroina nelle grandi città. La DEA aveva finalmente fondi e autorizzazioni per agire con efficacia e pure la polizia di Hong Kong cominciò a occuparsi seriamente del problema creando un ufficio apposito l’Organized Crime and Triad Bureau, l’OCTB sulle avventure del quale Kirk Wong girò un bellissimo e realistico film qualche anno fa.
Uno di questi era Liu Lok, un sergente maggiore della polizia di Hong Kong, che fu smascherato dopo la scoperta dei suoi ingenti fondi nascosti in banche alle Cayman ma che riuscì a fuggire e fu visto nell’Isola dei Fuggiaschi cenare nei migliori locali con i fratelli Ma. A lui si ispirò Robert daley e in seguito Michale Chimino per il personaggio di Joey Tai interpretato da John Lone in L’Anno del Dragone. Grazie alle sue amicizie con i boss e i servizi segreti nazionalisti Lui Lok riuscì a rifarsi una verginità e a trasferirsi a San Francisco (non a New York come avveniva nel film sopracitato) e diventare capo della Tong del quartiere cinese, quasi un sindaco intoccabile. Ma ormai l’equilibrio imposto dai 14k e dai loro alleati andava smembrandosi e la lotta per il controllo della malavita si faceva sempre più violento. Stavano emergendo le bande dei Rascals, degli sciacalli, tutti giovanissimi e armati fino ai denti che avrebbero costituito il nerbo della nuova malavita cinese. E la battaglia si era estesa ormai a tutto il mondo.
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